Sanità integrativa: mutua privata o polizza sanitaria, intervista a Pietro Cantù Rajnoldi

Con questa intervista a Pietro Cantù Rajnoldi continua il confronto con assicuratori e promotori mutualistici sulla sanità integrativa e sui bisogni di protezione che nascono dall’evoluzione della società italiana e su come, ora più che mai, il ruolo sociale dell’assicuratore e delle assicurazioni debba essere rivalutato.

Pietro Cantù Rajnoldi si occupa di sanità integrativa da diversi anni e lo fa portando avanti il modello del prendersi cura delle persone tipico delle società di mutuo soccorso, note anche come mutue private. A lui abbiamo chiesto di aiutarci a comprendere la differenza tra mutue private e polizze sanitarie.

Chi è Pietro Cantù Rajnoldi?

Sono una persona che crede alla relazione con le persone, alle sinergie professionali e al gioco di squadra per cercare di migliorare questa nostra società. Ricerco la buona educazione, la cultura e il valore sociale in quello che sono.

Sto studiando anche un nuovo modo per creare, sviluppare e mantenere la relazione equilibrata ed equa nello scambio fra chi vende e chi acquista, mi sono avvicinato infatti allo Zen selling e mi sono ripromesso di diffonderne la pratica.

Amo la nostra bella Italia e mi chiedo sempre che cosa posso fare io per dare il mio contributo alla valorizzazione ed al benessee delle persone.

Una breve annotazione famigliare: sono nipote del mitico Professor Ernesto Bignami, ideatore e fondatore della casa editrice Bignami; è per questo mio legame che amo la cultura, la storia, la filosofia e la sintesi.

Per conoscere qualcosa di più su di me, professionalmente parlando, vi rimando ai miei profili su Linkedin, Facebook e Twitter.

Cosa ti ha portato ad occuparti di sanità integrativa e come mai proprio di mutua privata?

Avendo a cuore il prendersi cura della salute e del ben-essere delle persone ho sempre pensato che lo strumento assicurativo potesse essere un valido aiuto a tutti noi per la tutela, la protezione, la prevenzione e la serenità.

Qual è il rischio più grosso a cui la nostra società è esposta?

Volendo guardare le cose in generale, secondo me è la scarsa educazione civica al bene comune.

Se invece vogliamo rimanere nell’ambito del ben-essere delle persone, ritengo che il rischio più grave per la nostra società nasca dalla riduzione del welfare statale a fronte di un bisogno di welfare che cresce al crescere dell’aspettativa media di vita.

La riduzione dei servizi, da un lato, e l’aumento della richiesta, dall’altro, rendono necessarie soluzioni integrative o sostitutive per la sanità, la previdenza e l’assistenza.

Le famiglie, però, ancora sono poco abituate ad una pianificazione finanziaria che includa sanità, previdenza e assistenza e questo le espone al rischio di indebitamenti gravi.

Continuando a parlare di rischi, qual è il rischio di cui le persone sono meno consapevoli?

Come dicevo sopra, siamo ancora poco educati a fare una corretta pianificazione finanziaria che includa anche la protezione rispetto ai rischi a cui siamo maggiormente esposti, proprio perché siamo ancora poco consapevoli di quanti e quali servizi stiamo perdendendo e di quali e quanti siano siano rischi legati all’evoluzione della società e del sistema di welfare pubblico. Ad esempio, tutti i rischi collegati all’allungamento della vita e alla non autosufficienza.

Rispetto a questi rischi come possiamo aiutare le persone a tutelarsi?

Dobbiamo creare sempre più occasioni di incontro e momenti di informazione e formazione sul territorio, iniziando dai giovani e nelle scuole.

Noi che facciamo parte delle società di mutuo soccorso, ad esempio, puntiamo molto sull’attività dei nostri soci sostenitori per accrescere la conoscenza nei valori del mutuo soccorso.

La sanità privata che avanza fa pensare ad una sanità pubblica da buttare. È davvero così?

No, assolutamente; diffido di chi demonizza e distrugge la nostra sanità pubblica.

Esistono molte luci e qualche ombra, anche a seconda dei territori in cui ci troviamo ed esistono delle aree dove il servizio pubblico è carente, ad esempio il S.S.N. è carente nella non autosufficienza, nell’odontoiatria, nella fisioterapia e nella prevenzione, ma esistono anche delle vere e proprie aree di eccellenza, soprattutto quando parliamo di grandi interventi.

La sanità integrativa ci può aiutare ad usare la sanità pubblica in maniera più efficiente ed efficace?

Ad esempio il ricorso ai servizi di una mutua privata abbrevia i tempi di attesa e lascia libera la scelta delle strutture sanitarie e dei medici, riducendo di fatto il carico della sanità pubblica, almeno nella diagnostica.

Parlando di sanità integrativa, quali sono le differenze tra mutua privata e polizza sanitaria?

Le differenze sono molte e sostanziali; in primis le società di mutuo soccorso sono enti no profit mentre le assicurazioni devono fare profitto.

Inoltre nel mutuo soccorso vige il principio della porta aperta, quindi non esistono differenze fra persona e persona, siamo tutti uguali: i contributi non prevedono differenze in base all’età, alla composizione del nucleo famigliare, alla professione o al comune di residenza.

Quali aspetti sono tutelati meglio da una mutua e quali da una polizza sanitaria?

La società di mutuo soccorso non prevede mai la disdetta o la rescissione del contratto, a differenza della polizza.

Inoltre nei piani mutualistici è prevista anche l’inclusione delle malattie pregresse dopo 3-5 anni, mentre nelle polizze le malattie pregresse sono sempre escluse.

Quanto costa aderire ad una mutua? E stipulare una buona polizza?

Un buon piano mutualistico prevede un contributo minimo di 1.000 € all’anno per persona o per nucleo famiglare.

Una polizza ? Chiedete al vostro agente o broker.

Che consiglio daresti ai lettori di Parliamo di Assicurazioni?

Consiglio di informarsi, di aumentare la propria conoscenza e di fare sempre confronti.

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Informazioni su Luisa Rosini

Aiuto le persone ad assicurarsi bene e gli assicuratori a promuoversi sul web creando cultura assicurativa.
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