Cosa è la mutua privata e chi è il promotore mutualistico, intervista a Fabio Iacozzilli

Con Fabio Iacozzilli, carissimo amico e promotore mutualistico, ho parlato di salute e di quanto curarsi sia sempre più un costo a carico dei cittadini, tanto che sempre più italiani prendono in considerazione la possibilità di tutelarsi con una assicurazione sanitaria o di diventare soci di una mutua privata.

Fabio, oltre ad essere un carissimo amico, è una persona che sa analizzare i fenomeni sociali con grande lucidità ed è per questo che gli ho chiesto di andare oltre il suo ruolo di promotore mutualistico per aiutare i lettori di Parliamo di Assicurazioni a comprendere cosa è una mutua privata e a quali carenze del Sistema Sanitario Nazionale e, più in generale, a quali carenze del sistema di welfare nazionale è in grado di sopperire.

Quanto costa oggi ad un cittadino curarsi?

Prima di parlare di cifre, vorrei fare un quadro generale sull’aspettativa di vita e sull’aspettativa di godere di una buona salute.

Secondo i dati ISTAT, mentre nel 1952 la popolazione italiana che superava i 65 anni era l’8,2% e quella compresa nella fascia di età 0-14 anni si aggirava intorno al 26,1%, nel 2018 ci troviamo con il 22,6% della popolazione che supera abbondantemente i 65 anni e solo il 13,4% che appartiene alla fascia di età 0-14 anni. Sempre l’ISTAT ci dice che la speranza di vita media è passata dai 40 anni del 1900 agli 80 anni di oggi e che la speranza di vita in buona salute oggi si attesta a circa 58 anni.

Stando così le cose, lo Stato Italiano si trova davanti ad una grande sfida da affrontare sul piano del welfare, ovvero far fronte al maggior bisogno di assistenza sanitaria collegato alla maggior aspettativa di vita, di cui buona parte trascorrerà non in buona salute.

Sempre l’ISTAT ci dice che la spesa pubblica per la salute si è fermata, oscillando intorno a 111-114 Mld €, mentre la spesa sanitaria sostenuta dalle famiglie nel 2017 è arrivata a 40 Mld € e si prevede che nel 2018 continui a crescere.

In altre parole, ognuno di noi spende in media 666 € all’anno per curarsi ricorrendo alla sanità privata per accertamenti diagnostici, visite private, interventi chirurgici, ecc. Considerato che in Italia un nucleo familiare medio è composto da 3 persone, ecco che una famiglia mediamente spende 1.665,00 all’anno per curarsi presso le strutture sanitarie private.

Pensate che i dati ISTAT siano poco attendibili? Provate a verificare quanti tra i vostri parenti ed amici hanno avuto un problema di salute e quanto gli è costato gestirlo.

Tra sanità pubblica e sanità privata, come possiamo orientarci per curarci bene e, possibilmente, spendere di meno?

La spesa sanitaria è la somma di molte voci, ed alcune di esse sembrano essere guidate più da una componente emotiva che da una necessità oggettiva. Mi spiego meglio: il nostro S.S.N. è la seconda eccellenza in Europa, dopo quello francese. Tuttavia le sue inefficienze sono sotto gli occhi di tutti e, secondo me, una parte di esse sono il frutto della poca capacità che abbiamo di saper filtrare correttamente le informazioni, il che, spesso, ci porta ad alimentare pregiudizi e a fare un uso improprio del Servizio Sanitario Nazionale e della sanità privata.

Spesso ci dimentichiamo che molti specialisti, che oggi operano nella sanità privata, hanno maturato la loro esperienza nel settore pubblico e ciò dovrebbe farci riflettere sulla sua qualità e su come potremmo e dovremmo utilizzare al meglio le risorse che il S.S.N. ci mette a disposizione, oltre a saper valutare bene i casi in cui è opportuno accedere alle cliniche private. Ad esempio, a mio avviso, non lo è per i grandi interventi, per i quali occorrono sale specializzate, o nei casi in cui servono sale di rianimazione e/o di terapia intensiva che, per gli alti costi di gestione, non sono presenti in tutte le cliniche private.

A tutto questo si vanno ad aggiungere le nuove tecniche mediche che stanno emergendo e che emergeranno in spazi temporali sempre più brevi. Basti pensare alla velocità con cui la tecnologia mette a disposizione della medicina tecniche di diagnosi sempre meno invasive e rende possibile la sperimentazione dei farmaci direttamente su porzioni di tessuto umano, saltando tutta la sperimentazione sugli animali, con una conseguente riduzione dei tempi di sperimentazione e dei costi, oltre ad un impatto etico decisamente importante.

Tutte queste cose insieme mi portano a pensare che stiamo andando verso un futuro in cui esisterà una netta demarcazione fra chi potrà accedere alle più moderne tecnologie mediche e chi si dovrà accontentare della vecchia tecnologia, sperando che sia sufficiente.

In questo scenario sono convinto che le mutue giocheranno un ruolo importante e che il promotore mutualistico diventerà una figura chiave per la salute delle famiglie, poiché le mutue che avranno un’ampia base di associati giocheranno un ruolo di primo piano, anche solo per il potere contrattuale conferitogli dalla base sociale.

Chi è esattamente il promotore mutualistico?

Una delle sfide più importanti che sta affrontando la società è il mantenimento di un welfare efficiente, che soddisfi a pieno le aspettative future della società. In questo insieme di servizi per la comunità, quello che spicca maggiormente è la gestione della salute delle persone ed in particolare dei nuclei familiari, nell’accezione del termine il più ampia possibile. Ciò ci obbliga ad ampliare gli orizzonti, evitando di soffermarci alle piccole spese mediche, poiché il sopraggiungere di problemi sanitari importanti può condurre la famiglia verso il fallimento economico.

In questo scenario il promotore mutualistico è un professionista che conosce a fondo il Sistema Sanitario Nazionale, con i suoi punti di forza e le sue inefficienze, così da poter informare correttamente le persone, proponendo di integrare la risorsa pubblica con una risorsa privata, valutando vantaggi e svantaggi fra una polizza assicurativa (profit), o un sussidio mutualistico (no profit).

In sintesi un promotore mutualistico fornisce informazioni, ed aiuta a riflettere il potenziale socio lasciando poi alla persona la decisione se propendere per associarsi alla Mutua, e tutelarsi attraverso un un sussidio, tenendo bene a mente che l’unico obiettivo della Mutua è aiutare i componenti nel momento del bisogno, questo obbliga il promotore mutualistico ad una continua formazione ed aggiornamento, non solo per esporre le opportunità delle Mutue, ma anche per tenersi informato sull’evoluzione del mercato della salute, per mettere a disposizione del socio la sua competenza nel momento del bisogno e per recepire i cambiamenti dei bisogni della comunità.

Come sei arrivato a fare il promotore mutualistico?

Per tantissimi anni nella mia famiglia abbiamo sempre avuto una copertura sanitaria e, grazie ad essa, negli anni 90 abbiamo evitato un fallimento per un problema sanitario serio, fortunatamente risolto positivamente, il quale però ci ha impegnato 10 interi mesi, con le conseguenti spese per cure mediche e spostamenti e soggiorni fuori casa per lunghi periodi di tempo. Successivamente abbiamo avuto il recesso dalla compagnia assicuratrice ed abbiamo subito cercato una nuova polizza sanitaria, senza ovviamente poter più includere il caso pregresso. Questa situazione è durata finché i miei genitori, nel 2014, hanno varcato i 70 anni, perdendo così ogni possibilità di una tutela assicurativa sanitaria.

Stupidamente, anche io e mia moglie ci siamo disinteressati ad una nuova stipula finché, quando abbiamo avuto l’opportunità di adottare una bambina, è tornato il bisogno di tutelare la salute della mia famiglia. A quel punto mi sono trovato a dovermi confrontare con le compagnie assicurative sullo stato di salute di mia figlia. Non conoscendo la storia sanitaria dei suoi genitori naturali, non ero in grado di fornire le informazioni fondamentali per la compilazione del questionario sanitario e la conseguente definizione del profilo di rischio di mia figlia; di conseguenza le tutele che mi venivano offerte per lei erano poco soddisfacenti ed alti costi di stipula.

A seguito di cio, il mio promotore finanziario mi ha consigliato di cercare una soluzione nel mondo mutualistico. Ciò che ho trovato in rete non mi ha soddisfatto, poiché molto simile al mondo assicurativo, ma i principi mutualistici di solidarietà e mutuo aiuto mi hanno molto colpito.

Pochi mesi dopo la soluzione è arrivata da mio zio ottantenne, che mi ha presentato una mutua che interpreta al meglio i principi precedenti ed è stata una folgorazione!

Ciò che ho sempre cercato da un’assicurazione non è mai stata una copertura totale, l’ho sempre ritenuta utopistica. Ho sempre e solo cercato un aiuto che, integrato in una strategia finanziaria coerente, mettesse al riparo la mia famiglia dai rischi di dover affrontare improvvisamente un danno economico importante, innescato da un problema di salute.

Ho sottoscritto velocemente il sussidio ed ho chiesto al mio promotore mutualistico come poter svolgere la sua stessa attività.

Cosa è esattamente una mutua?

La mutua è un’associazione di reciproco soccorso, no-profit, basata su principi precisi, quali la solidarietà e la mutualità volontaria. La mutualità è una forma di cooperazione sociale basata sulla reciproca tutela ed assistenza.

Di fatto questo principio è sempre esistito nelle varie culture, ed ha permesso all’uomo di evolvere, aggregandosi in forme sociali sempre più complesse, fino a sviluppre la società come la conosciamo oggi. In particolare in Italia le mutue hanno avuto un ampio sviluppo nel pieno dell’era industriale, quando le fasce sociali più deboli hanno lasciato le campagne e le piccole comunità per trasferirsi nelle città per lavorare nelle fabbriche, con lo scopo di ottenere un salario e condizioni di vita migliori.

È facile immaginare le condizioni di lavoro e sanitarie in cui versavano gli operai delle fabbriche e l’alta probabilità di incorrere in incidenti e/o malattie a cui erano esposti, sia loro che il loro nucleo. Era difficoltoso anche solo far fronte a semplici problemi di salute, che oggi risolviamo banalmente e con poco impegno economico, ma che a quei tempi richiedevano cure complesse e costose.

Anche allora vi erano le assicurazioni, ma a causa dei rischi della categoria operaia, risultavano esser molto costose, inarrivabili, ed è così che, in modo naturale, si è pensato di cooperare per far fronte comune ad un problema, ovvero tutelare la propria salute accantonando in modo volontario delle cifre in una cassa condivisa, al fine di costituire una riserva da utilizzare nei casi in cui uno dei partecipanti, avesse avuto necessità di un aiuto.

La storia ci dice che uno dei fondatori di questo sistema di gestione fu Cesare Pozzo, e tanto funzionò tale organizzazione che, alla fine, anche Re Umberto I, attraverso la Lg. 3818 del 18/04/1886, ne riconobbe la grande importanza sociale, come strumento in grado di aiutare lo sviluppo della società.

Oggi, dopo un periodo in cui la salute dei cittadini è stata interamente gestita dal S.S.N., nato dalla fusione di alcune di queste mutue, si sta tornando a riutilizzarle come supporto alle inefficienze di un sistema sanitario che fatica a stare al passo, con tempi di risposta sempre più lunghi ed un’evoluzione tecnologica non sempre disponibile per tutti i cittadini.

Tieni conto che uno dei principi cardini della mutua è: più soci siamo e meglio è per i soci, per cui, sfruttando questo principio, si può riuscire a strutturare dei servizi di tutela sanitaria, in una cornice dove l’etica è il perno fondamentale.

In cosa differisce la mutua da un’assicurazione sanitaria?

Sia le assicurazioni che le mutue sono corporazioni private, tuttavia differiscono nello scopo. Mentre le assicurazioni sono gestite da un insieme di persone che vogliono trarre profitto dal tutelare una persona, le mutue, essendo associazioni no-profit, non possono elargire utili e/o dividendi ai soci, di conseguenza tutti gli avanzi di gestione  possono solo esser accantonati, o reimpiegati per aumentare i servizi e la loro qualità a vantaggio dei soci. Questo rende evidente come la forza di una mutua sia proprio il numero dei suoi associati.

Altro aspetto importante è dato dalla facoltà del diritto di recesso, che in una mutua è solo in capo al socio, ovvero se anche io fossi un socio che ha ottenuto molti aiuti dall’associazione, la mutua mai potrà escludermi dal libro dei soci e quindi dalle prestazioni sottoscritte.

Quali condizioni bisogna rispettare per iscriversi ad una mutua?

Ti ricordo che una mutua si fonda sui principi della solidarietà e della mutualità volontaria, il che ha come conseguenza il principio della porta aperta a tutti, ovvero chiunque voglia essere socio di una mutua può esserlo, basta presentare una richiesta di associazione.

La Mutua deve accogliere, senza fare distinzione alcuna di età, professione, stato sociale, e tanto meno stato di salute, sia attuale che pregresso.

Quali prestazioni offre una mutua?

Le prestazioni possono variare moltissimo. Come ti ho già detto la forza, e quindi la possibilità di fornire tutele importanti, sta nel numero dei soci. Si possono avere sussidi che offrono sconti in reti convenzionate o che danno un rimborso per spese medico-specialistiche o ticket, fino ad arrivare a garanzie su piccoli e grandi interventi.

C’è anche una nuova generazione di sussidi che tutela i problemi che hanno ed avranno sempre di più un impatto sociale, quali la perdita di autosufficienza (in gergo assicurativo si chiamano sussidi per la L.T.C. – Long Term Care), il sostegno in caso di disagio economico provocato dalla perdita del lavoro e la possibilità di coprire anche le spese pregresse.

Una mutua lungimirante cerca di comprendere quali saranno i problemi sanitari con maggior impatto per la società e lavorerà per limitarne gli effetti, quantomeno per i suoi associati, a cui, con i sussidi di nuova generazione, offrirà la possibilità di investire i soldi in salute, anziché spenderli.

Con quali limitazioni?

Ovviamente chi aderisce ad una Mutua deve aver ben chiaro che non può avere un sussidio personalizzabile. La tutela dei soci è uguale per tutti.

Di conseguenza, sconsiglio la mutua in tutti quei casi in cui si ha bisogno di una tutela ad hoc, per far fronte a rischi particolari, alle attività svolte, lavorative e non. Ad esempio basti pensare alle garanzie che potrebbero richiedere un calciatore professionista o uno sportivo professionista di particolare spessore.

Quando si hanno problemi di saluta è difficile, se non addirittura impossibile, sottoscrivere una polizza sanitaria. Accade così anche con le mutue?

I principi mutualistici si devono confrontare con la domanda dei servizi, che diviene sempre più variegata. Se pensiamo che la nostra aspettativa di vita è raddoppiata e che, in poco più di un secolo, siamo passati dai 40 anni dell’inzio ‘900 agli 83 anni di oggi e che, nel 2050, sono previsti 3 milioni di ultra centenari (ad oggi gli italiani sono 60 milioni), appare evidente che il momento in cui si ha maggior bisogno di una tutela è dopo i 60-65 anni.

Come il mondo assicurativo, anche le mutue escludono i problemi di salute pregressi o in atto al momento della sottoscrizione del sussidio. Tuttavia, se l’ampiezza della base sociale lo permette, la mutua può estendere le tutele e le relative garanzie anche a quelle categorie di persone normalmente escluse, per età o per storia clinica.

Sul mercato esistono già sussidi a vita intera che, dopo tre anni, vanno a tutelare anche le malattie pregresse.

Di quanto si ridurrebbero i costi sostenuti dalle famiglie per la salute se tutti sottoscrivessero una mutua?

Onestamente, ciò che mi chiedi esula un po’ dalle mie competenze, credo sia più opportuno consultare un mago.

Scherzi a parte, mi permetto di far presente che il nostro S.S.N. ha già subito una notevole trasformazione quando è passato da Unità Sanitaria Locale ad Azienda Sanitaria Locale.

Di fatto sono state istituite delle aziende con una personalità giuridica pubblica, dotate di una propria autonomia imprenditoriale, ovvero gestionale, amministrativa, tecnica, patrimoniale e contabile allo scopo di sanare delle criticità fra le quali:

  • burocratizzazione,
  • ingerenza della politica,
  • mancanza di autonomia e direzione “manageriale” con conseguenza incapacità di remunerare il personale in base ai risultati,
  • de-responsabilizzazione finanziaria sia delle USL che delle Regioni.

Oggi la ricerca dell’efficienza porta a razionalizzare le spese, impattando sulla qualità dei servizi, attraverso le scelte operate dalla dirigenza, proprio come avviene nelle imprese.

Credo che la spesa ottimale stia nel trovare un punto di equilibrio fra pubblico e privato. Mai dimenticare che la forza dello Stato sta innanzitutto nella sua miglior capacità di sostenere gli investimenti che oggi il continuo aggiornamento tecnologico richiede; daltronde la sfida lanciata dall’aumento dell’invecchiamento della popolazione porta ad un’ulteriore incremento di spesa, generato da una maggior richiesta di prestazioni mediche ed assistenziali, e per controllarla occorrerà fare delle scelte, anche drastiche.

Alle famiglie rimane il compito di saper valutare il proprio profilo di rischio, ossia struttura del reddito familiare, stile di vita, malattie pregresse, malattie familiari, per poter rispondere ad una semplice domanda: in base al profilo di rischio familiare, disponiamo delle necessarie risorse per evitare un fallimento economico e quanto possiamo accantonare e/o investire per poter fronteggiare l’eventualità?

Conclusioni

Luisa, ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di spiegare come le mutue possono aiutare le persone a contenere quella parte di spesa che il Sistema Sanitario Nazionale non copre e vorrei concludere con una riflessione e con una notizia utile.

Figure come il consulente assicurativo, il promotore finanziario, il promotore mutualistico hanno lo scopo sociale di permettere alle famiglie di gestire al meglio le probabili difficoltà che la vita può presentare.

Consiglio a tutti di affidarsi a tali figure per farsi aiutare a definire i propri obiettivi, comprendere fino a che punto sono sostenibili e, soprattutto, valutare in che modo vanno ad impattare sulla gestione e le abitudini della famiglia.

Voglio lasciare ai tuoi lettori un’altra informazione utile sulle mutue. La connotazione etica della mutua mi porta a confrontarmi quotidianamente con un grande problema che affligge circa 7 milioni di italiani, ovvero l’impossibilità di accedere alle cure, perché in un oggettivo stato di difficoltà economica.

Grazie al circuito Scegliere Salute  è nata la Banca delle Visite dove, chi ha difficoltà economiche ed ha necessità di effettuare una visita medica, può richiedere di effettuare la visita necessaria, gratuitamente, perché già pagata da altre persone, attraverso una donazione online. Un’idea nata mutuando l’usanza napoletana del caffè sospeso.

Chi è Fabio Iacozzilli

Fabio Iacozzili - Promotore MutualisticoFabio Iacozzilli, 48 anni, figlio di imprenditori ed imprenditore a sua volta, è stato incoraggiato fin da giovane ad affrontare le sfide, il che gli ha permesso di imparare ben presto ad individuare e gestire il rischio. Ed è proprio la gestione del rischio, che parte dall’analisi lucida dei fenomeni sociali che gli accadono intorno, il filo conduttore di tutte le sue scelte professionali e personali.

Consapevole di quanto sia stato importante per lui aver saputo individuare e gestire i rischi a cui era esposto di volta in volta, oggi Fabio ha scelto di avere un ruolo sociale attivo aiutando gli altri a gestire i rischi legati alla salute in qualità di promotore mutualistico presso Health Italia s.p.a., dove si occupa di promuovere la Mutua MBA (Società Generale di Mutuo Soccorso Basis Assistance) con un sussidio innovativo, il Total Care.

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Informazioni su Luisa Rosini

Aiuto le persone ad assicurarsi bene e gli assicuratori a promuoversi sul web creando cultura assicurativa.
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