Rischio di interruzione dell’attività, come individuare la copertura adeguata

Ho trovato molto interessante l’analisi realizzata dall’Ing. Fargion sui danni derivanti dal rischio di interruzione dell’attività aziendale e sulle relative coperture assicurative presenti sul mercato.

La sensibilizzazione del lettore, assicurato o assicuratore, verso gli effetti economici del fermo produttivo rappresenta una funzione di utilità pratica e di forte valenza sociale perché destinata a stimolare una riflessione sia sulla entità presunta del danno sia sugli strumenti contrattuali disponibili per il finanziamento delle perdite.

Inoltre, la suggestiva panoramica delle principali soluzioni tecniche offerte dal mercato assicurativo colma un deficit informativo che, spesso, scoraggia le parti interessate ad affrontare il problema del trasferimento a terzi (appunto all’assicuratore) delle possibili conseguenze economiche del danno proprio per la scarsa conoscenza dei prodotti.

L’ing. Fargion conclude il suo articolo collegando la bontà della copertura assicurativa per l’indennizzo dei danni da interruzione di attività alla semplicità di calcolo della somma dovuta dall’assicuratore a titolo di indennizzo. Asserendo ciò, l’ing. Fargion intende dire che la bontà della polizza è meglio percepita dal cliente quando offre un indennizzo certo e semplice da calcolare, come può essere quello derivante dalla diaria giornaliera riconosciuta per ogni giorno di interruzione dell’attività, e che una polizza siffatta può essere più facile da proporre.

Personalmente ritengo che, a sinistro avvenuto, la complessità del calcolo dell’indennizzo (fattore che effettivamente caratterizza molte tra le coperture più sofisticate) possa essere agevolmente compensata dall’assistenza garantita da un perito di parte nominato direttamente dall’assicurato, affinchè operi in contraddittorio con il perito nominato dalla Compagnia. Tanto più che il costo del perito di parte, nominato dall’assicurato, è normalmente sostenuto dall’assicuratore mediante apposita garanzia accessoria.

Inoltre, soprattutto a seguito di eventi dannosi di rilevante entità, non è detto che la semplicità di calcolo dell’indennizzo sia realmente vantaggiosa per l’assicurato, il quale non sarà certo scoraggiato dalla complessità di un’equazione matematica, peraltro accuratamente descritta in polizza, dal mettere mano alla calcolatrice per collaborare alla rapida e congrua definizione del sinistro, al fine di perseguire il suo interesse.

A mio avviso, al fine di garantire una più efficace gestione del rischio in esame e un utilizzo più consapevole dell’assicurazione, è preferibile focalizzare l’attenzione su un percorso logico che vada dalla pianificazione all’organizzazione e al controllo.

Pianificazione

La selezione della forma di copertura più idonea non può prescindere da una valutazione preliminare del rischio. In sostanza: in relazione al tipo di attività aziendale, alla situazione patrimoniale, alla capacità produttiva anche in outsourcing, etc., quanto veramente impatta un fermo dell’attività sull’equilibrio finanziario aziendale?

In alcuni casi, tale impatto, a conti fatti, è talmente modesto che non vale neppure la pena di assicurarlo, e può essere agevolmente autofinanziato dall’assicurato stesso.

In altri casi, invece, potrebbe emergere la necessità di ricorrere all’assicurazione, in ragione della prevedibile elevata entità del danno. Ma in questo caso, al fine di selezionare una copertura idonea, si rende necessaria una simulazione, molto pragmatica e molto tecnica, degli effetti economici di un fermo di attività e dell’adeguatezza della somma dovuta dall’assicuratore a titolo di indennizzo, in base alle norme di polizza per fronteggiare tali effetti.

Ciò perché non si può dare per scontata la congruità della somma liquidata dall’assicuratore neppure acquistando una garanzia assicurativa di impostazione moderna e articolata. Infatti, tra insufficienti limiti di indennizzo (in combinato tra polizza danni diretti e polizza danni indiretti), eventi coperti dalla prima e non dalla seconda benchè collegata, franchigie e limiti temporali di indennizzo, o si riesce a confezionare un contratto di assicurazione che assolva all’esigenza di finanziare veramente una grave perdita economica o il danno diventa doppio: l’assicurato si troverà comunque in difficoltà economica e avrà speso inutilmente denaro, magari per molti anni, in premi assicurativi.

Organizzazione

L’azienda, per sua natura rappresenta un’entità dinamica. Per sopravvenute esigenze commerciali, nel giro di poco tempo può modificare la sua attività caratteristica o diversificarla in parte.

Per precise disposizioni di legge (artt. 1892, 1893, 1898 c.c.), se l’assicurato non provvede a comunicare tempestivamente all’assicuratore nuove circostanze che influiscano sulla valutazione del rischio, in caso di sinistro l’assicuratore può legittimamente rifiutare, in tutto o in parte, il pagamento del danno.

L’inadeguata corrispondenza tra caratteristiche effettive del rischio e descrizione del rischio medesimo in polizza emerge, di solito, al momento del sinistro, con conseguenze quasi sempre molto spiacevoli e accesa conflittualità tra le parti.

Analogamente, le somme assicurate in polizza, a prescindere dalla soluzione tecnica adottata (percentuale, diaria, loss of profit, etc.), necessitano di un aggiornamento, in relazione allo sviluppo del business aziendale, non solo in fase di rinnovo annuale del contratto ma, sovente, anche nel corso dell’anno.

Pertanto, o l’azienda assicurata si trova nelle condizioni di effettuare tutti gli adempimenti di legge e contrattuali sopra menzionati, nei modi e nei tempi richiesti, perché dispone al suo interno di personale adeguatamente formato, o il rischio di incappare in qualche eccezione sollevata dall’assicuratore in caso di sinistro è molto concreta.

Difficilmente l’intermediario assicurativo potrà sopperire all’eventuale deficit informativo, sia perché questi non può sapere tutto ciò che succede in azienda e attivarsi di conseguenza, sia per la crescente difficoltà di molti operatori a garantire un servizio continuativo attraverso una presenza capillare e frequente in loco. Il tradizionale conflitto di interessi che caratterizza il rapporto tra chi compra e chi vende una polizza, poi, potrebbe indurre intermediari poco scrupolosi a valorizzare la componente commerciale nella relazione con il cliente e a trascurare quella squisitamente di servizio (che, tra l’altro, comporta oneri non remunerati).

Controllo

Un ulteriore fattore critico è costituito dalla capacità di misurare la qualità della copertura assicurativa sottoscritta. Al pari di tutti gli altri contratti di assicurazione nei vari rami assicurativi, anche l’assicurazione dei danni da interruzione dell’attività presenta una certa complessità.

Nel caso specifico, la complessità deriva non soltanto dalla commistione di elementi giuridici e tecnico-assicurativi, ma anche dalla stretta interferenza tra questo contratto e la polizza che assicura i danni diretti.

In caso di sinistro, se dovesse risultare non operante la copertura per i danni diretti (es. incendio, eventi atmosferici, atti vandalici, alluvione, terremoto, etc.) non lo sarebbe automaticamente neppure quella per i danni indiretti. Le due polizze, infatti, producono i loro effetti insieme, pur trattandosi di contratti distinti.

Metaforicamente, si potrebbe considerare la polizza dedicata ai danni diretti come la “motrice” e quella per i danni indiretti il “rimorchio” (espressioni mutuate dai preziosi insegnamenti dell’Ing. Giorgio Pennazzato).

Può succedere, al contrario, che la polizza dedicata ai danni diretti risulti efficace, ma non quella per i danni indiretti perché priva di alcune garanzie presenti, invece, nell’altra.

Quindi, verificare la qualità della copertura dell’una presuppone analoga verifica dell’altra, per accertare la correlazione funzionale di entrambe.

Una domanda dovrebbe sorgere spontanea: chi controlla i contenuti di ambedue le polizze per verificarne il grado di esaustività all’atto della sottoscrizione? E ancora: chi verifica l’applicazione continuativa in azienda dei processi necessari a garantire la congruità della copertura nel tempo?

Ancora una volta, il rischio di pagare polizze per nulla o quasi è dietro l’angolo. Quindi, o ci si mette nelle condizioni di definire una politica assicurativa aziendale appropriata, di sottoscrivere polizze adeguate e di curarne la “manutenzione” nel tempo, o è preferibile individuare altri strumenti di tutela alternativi all’assicurazione contro i rischi che minacciano asset materiali (fabbricati, macchinari e merci) e immateriali (continuità del business).

Conclusioni

Tra rischi di eventi dannosi materiali e immateriali, diretti e indiretti, garantire la continuità del business e l’equilibrio finanziario aziendale rappresenta una delle sfide più importanti, soprattutto in un contesto economico instabile come quello attuale.

È consigliabile tentare di capire un po’ meglio il funzionamento di una assicurazione specifica per il rischio di interruzione di attività, per decidere poi se acquistarla o meno. Anche perché “tentar non nuoce”.
Nuoce, invece, non tentar neppure.


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Informazioni su Filippo Bonazzi

Mi occupo di consulenza (fee only) e formazione a imprese e enti pubblici in materia assicurativa. Organizzo corsi specialistici rivolti ad imprenditori e loro responsabili amministrativi in materia assicurativa. Laureato in giurisprudenza, sono considerato tra i pionieri in Italia della “consulenza assicurativa a parcella”, intesa come l’unica attività in assenza di conflitto di interessi con il cliente perché estranea ad ogni forma di intermediazione. Relatore al G7 di Bologna (giugno 2017 – Titolo intervento: PMI e danno ambientale, profili di risk e insurance management), collaboro con Confindustria e con enti pubblici nella definizione di programmi assicurativi nazionali ed internazionali e, più in generale, nella definizione della politica assicurativa aziendale. Ho partecipato al corso di specializzazione in Risk Management dell’Università di Verona e ho, successivamente, assunto incarichi di docenza presso lo stesso corso. Collaboro attivamente con numerose associazioni di imprenditori del Veneto e dell’Emilia-Romagna nell’erogazione di servizi di consulenza alle imprese associate. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti (Sezione periodici a carattere tecnico-scientifico), sono direttore responsabile ed editorialista del periodico “Risknetnews”.
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