Le Società di Mutuo Soccorso

Il mutualismo attuale deriva dalle Società di Mutuo Soccorso che nascono nella seconda metà del 1800 come associazioni volontarie per migliorare le condizioni materiali e morali dei lavoratori. Il mutualismo era una forma di solidarietà reciproca diversa dalla beneficenza, basata sull’auto-organizzazione di chi era povero e che, unendosi, aveva la possibilità di migliorare le condizioni materiali di vita.

La nascita della prima Società di Mutuo Soccorso

La nascita della prima Società di Mutuo Soccorso avviene in Piemonte, a Pinerolo, con la Mutua Pinerolese. Lo Statuto Albertino del 1848, che fu la prima costituzione del Regno di Sardegna, prevedeva, infatti, la libertà di associazione.

Questa libertà di associazione fu sfruttata per una grande proliferazione delle Società di Mutuo Soccorso che, quindi, dal Piemonte si estesero in tutte le altre regioni italiane, soprattutto nel centro-nord.

Come si diceva all’epoca, si trattava di “una forma di associazione volta al bene”, nata dalla fratellanza tra i lavoratori. Quindi il principio di solidarietà era alla base di queste associazioni, strettamente legate al territorio in cui nascevano.

L’identità territoriale spesso è legata ad una Società di Mutuo Soccorso che viene, appunto, da una storia ormai più che secolare. Oltre alla solidarietà tra lavoratori, le caratteristiche del mutuo soccorso erano l’autogestione dei fondi sociali e la questione della moralità.

Negli statuti delle Società di Mutuo Soccorso, che nelle biblioteche e negli archivi si conservano ancora, si leggono norme interessanti che vietavano l’elargizione di sussidi, per esempio, nell’ipotesi in cui le malattie fossero state causate dall’abuso di vino oppure norme che vietavano ai soci il gioco d’azzardo.

Le Società di Mutuo Soccorso nacquero, dunque, per fare fronte ai bisogni di assistenza e di previdenza nel nuovo contesto sociale dell’industria che si sviluppava nell’800. Si pagava la quota mensile con cui si garantivano dei sussidi in caso di malattia, invalidità o morte. Quindi, a chi si trovava in una situazione di bisogno, gli altri soci garantivano un aiuto.

Per comprenderne il contesto, va immaginato un mondo tutto diverso da quello di oggi, in cui non c’era nessuna forma di servizio sanitario né previdenziale.

Quelle le Coop di oggi rappresentano una filiazione del Mutuo Soccorso nato nell’800. Anche le Banche di Credito Cooperativo, le ex Casse Rurali artigiane sono una filiazione del Mutuo Soccorso. Anche i sindacati, in gran parte, nacquero dal mutuo soccorso perché, ad un certo punto, invece di dedicarsi soltanto alla solidarietà reciproca, si dedicarono ai diritti dei lavoratori per migliorare i salari e le condizioni di lavoro.

La diffusione delle Società di Mutuo Soccorso

Quando il Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio pubblicò la prima statistica delle Società di Mutuo Soccorso al 1862, si rilevò la presenza di 443 Società operaie concentrate in Piemonte, Liguria, Emilia, Lombardia, Toscana e Umbria. All’inizio, dunque, si trattò in gran parte di una forma di auto-organizzazione caratteristica del centro-nord.

Nelle 408 società che fornirono al ministero il numero degli aderenti, si contarono 111.000 soci effettivi. A Milano c’erano 38 società operaie a livello territoriale e anche di categoria Torino ne aveva 13 con 14.000 associati, che erano più di quelli di Milano, perché a Torino erano nate prima, in seguito allo Statuto Albertino, e a Milano si erano invece formate dopo l’Unità d’Italia.

La regolamentazione del Mutuo Soccorso

Ben 267 società erano aperte a tutte le professioni e mestieri e 155 erano costituite su base professionale, quindi 267 erano territoriali, altre 155 erano professionali. Un fenomeno così consistente, che si sviluppò sempre di più negli anni seguenti, richiese una presa d’atto da parte dello Stato. Si arrivò così alla Legge 15 aprile 1886 n. 3818, tuttora alla base del funzionamento delle Società di Mutuo Soccorso.

In essa venivano regolamentate le società che davano un sussidio ai soci nei casi di malattia, impotenza al lavoro e vecchiaia oppure un aiuto alle famiglie in caso di decesso. Le componenti più avanzate dei mutualismo, però, si opposero a questa legge, perché imponeva vincoli di controllo. Quelle più agguerrite si opposero a questa legge e non si iscrissero.

Nell’ambito della crescita associativa del mutualismo si inserirono i ferrovieri, che allora erano i lavoratori industriali più numerosi in tutto il paese. A quel tempo non c’era ancora la grande industria: la FIAT, ad esempio, nasceva nel 1899 come fabbrica locale, mentre la rete ferroviaria, alla fine dell’800, era ormai completata e i ferrovieri rappresentavano i lavoratori più diffusi nel territorio nazionale.

Nel 1877 venne fondata la ‘Società di Mutuo Soccorso fra Macchinisti e Fuochisti della Ferrovia Alta Italia’ che è l’antenata, con continuità e senza interruzione, dell’attuale ‘Società di Mutuo Soccorso Cesare Pozzo, oggi la più grande d’Italia.

Il manifesto di propaganda di questa società diceva: “in mezzo alle tante Società di Mutuo Soccorso sorte da ogni parte ne mancava una che raccogliesse una classe numerosa e bisognevole di soccorsi qual è quella dei macchinisti e fuochisti della ferrovia dell’Alta Italia.” I macchinisti svolgevano un lavoro rischioso, si ammalavano, avevano incidenti sul lavoro. Le famiglie avevano, perciò, bisogno di aiuto: “unitevi con tutti noi se volete compiere qualche cosa di utile perché è con l’unione di tutti che noi poveri e deboli come siamo se isolati potremo diventare una forza”. Naturalmente qui si avverte il richiamo marxista al “proletari di tutto il mondo unitevi!“. Siamo nel 1877.

L’avvento dello Stato sociale

Con il primo ’900 si afferma la legislazione sociale: siamo in quella che gli storici chiamano “l’età Giolittiana”, cioè l’età in cui Giovanni Giolitti fu a lungo primo ministro, e nella quale si ebbe un allargamento della base sociale dello Stato. Nel 1904 venne costituita l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, nel 1912 l’INA, nata con il compito di estendere la previdenza per l’invalidità e la vecchiaia, problema che emergeva con l’industria, perché in campagna si viveva ancora nelle famiglie patriarcali. In città, invece, quando il capo famiglia smetteva di lavorare, perché era anziano o invalido, non sapeva come fare perché non aveva, appunto, la pensione.

Le Società di Mutuo Soccorso, in questo primo nascere dello Stato sociale, continuarono comunque a svilupparsi, grazie alla loro vicinanza rispetto ai problemi degli associati. Nel 1924 risultavano presenti nel territorio nazionale 2.130 mutue riconosciute con 366.000 soci e 21.500 socie (in alcune città c’erano anche Società di Mutuo Soccorso esclusivamente femminili).

Altre 3.500 mutue non erano riconosciute e avevano 439.000 soci e 59.000 socie. Come si vede, dunque, erano più i soci delle mutue non riconosciute di quelli delle mutue riconosciute ai sensi della Legge del 1886.

In totale, l’associazionismo mutualistico contava oltre 5.500 mutue, con quasi un milione di iscritti. Un fenomeno di largo seguito popolare e anche di notevole importanza economica, perché i lavoratori avevano acquisito un patrimonio che, nel corso degli anni, era diventato molto consistente.

Mussolini sciolse la Federazione Italiana delle Società di Mutuo Soccorso per la sua attività apertamente in contrasto con i fini nazionali, poiché il fascismo non vedeva di buon occhio il mutualismo e l’auto-organizzazione dal basso.

Nel secondo ’900 il movimento mutualistico è rimasto schiacciato dalle sue filiazioni, come le cooperative di consumo, i sindacati, le banche cooperative e dall’intervento dello Stato nella legislazione sociale.

L’enorme patrimonio storico ed il patrimonio economico non trascurabile, accumulato dai lavoratori in quasi due secoli di associazionismo, nel secondo ’900 sono rimasti in ombra, ma non sono spariti.

Tante piccole Società di Mutuo Soccorso si sono dedicate a scopi di intrattenimento, ma alcune di queste, negli ultimi anni, hanno ripreso l’attività sanitaria perché, nel ritrarsi dello Stato sociale, evidentemente, c’è un nuovo spazio per tutte quelle caratteristiche che erano originarie delle Società di Mutuo Soccorso.

In molti piccoli paesi le Società di Mutuo Soccorso sono conosciute soltanto come associazioni che operano nel campo dei divertimenti, con circoli ricreativi. È importante anche rilevare – come si vede nei vocabolari degli anni ’70-80 – che lo stesso termine ”mutua” aveva assunto un significato diverso da quello originario.

Le Mutue dagli anni ’50 ai giorni nostri

A partire dagli anni ’50 la mutua era l’istituto di gestione delle assicurazioni sociali preposte all’assistenza contro le malattie e la vecchiaia.

Erano cioè quelle mutue obbligatorie di categoria, come l’ENPAS (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei dipendenti Statali), che sono poi confluite, per quando riguarda l’assistenza contro le malattie, nel sistema sanitario nazionale alla fine degli anni’70, mantenendo ancora, per qualche anno la sola erogazione delle pensioni.

Perfino alcune espressioni colloquiali erano derivate da questa istituzionalizzazione delle mutue. “Avere la mutua” significava avere l’assistenza sanitaria pagata. “Mettersi in mutua” voleva dire mettersi in malattia o comunque farsi riconoscere malato e inabile al lavoro. Questa percezione, che è stata diffusa a lungo nel senso comune, ha offuscato il valore del mutualismo – comunione volontaria e solidaristica – perfino nel riconoscimento da parte dell’opinione pubblica.

Le mutue sono state a lungo, dunque, nel senso comune, delle mutue di categoria. Tra l’altro erano fonte di sperequazione, da cui il dibattito per abolirle creando il sistema sanitario nazionale legato alle Regioni.

Sparite le mutue come istituzioni statali, nelle nuove generazioni si è perso persino l’uso dl termine. Il movimento mutualistico associativo è largamente sconosciuto. Occorre oggi comunicare cos’è una Società di Mutuo Soccorso: non è un problema indifferente far comprendere ai giovani il significato e il valore morale di una Società di Mutuo Soccorso.

Ci vuole una nuova visione ed è quella che sta emergendo negli ultimi anni: le società mutualistiche più solide hanno continuato a operare nel settore sanitario e offrono oggi prestazioni anche innovative. La riduzione dello Stato sociale offre l’opportunità di un rilancio consistente.

Bisogna riuscire ad operare in uno scenario diverso rispetto a quello in cui le Società di Mutuo Soccorso sono nate, uno scenario di competizione che tutti stiamo vivendo, con dei problemi e dei dubbi sulla liberalizzazione, con la competizione e il mercato che la fanno da padroni.

Le Società di Mutuo Soccorso hanno bisogno di riaffermare la propria identità, unitamente ad una gestione adeguata al contesto presente e alla capacità di comunicare il grande valore della solidarietà, un valore che viene dal passato, ma che è quanto mai attuale.

Ringrazio del contributo il Professor Stefano Maggi dell’Università di Siena, esperto della storia della Mutualità e del Mutuo Soccorso.

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Informazioni su Pietro Cantù Rajnoldi

Da anni mi occupo di sanità integrativa e sono fermamente convinto che la diffusione dell’educazione assicurativa e finanziaria in Italia sia sempre più urgente. Le calamità naturali degli ultimi anni e i dati sui costi sostenuti dalle famiglie per l’assistenza alle persone non autosufficienti e le spese sanitarie ci stanno dimostrando che la mancanza di protezione integrativa può avere conseguenze gravi anche sul piano sociale. Forte di questa convinzione, oggi mi occupo di mutualità e, insieme a Parliamo di Assicurazioni, porto avanti un progetto di educazione assicurativa e pianificazione finanziaria.
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