Nella vita non esiste la certezza, solo la probabilità che un evento accada o non accada

Cosa rende la gente irragionevole? settanta anni di pace e benessere hanno fatto dimenticare l’occorrenza periodica, qui una volta, e in altre parti del mondo contemporanea, delle disgrazie collettive. tra queste, guerre e pestilenze.
E adesso che ne è arrivata una? Semplicemente c’è il rigetto. L’incredulità. Si fa finta che nulla sia successo, si rimuove, si pensa a ripartire prima di iniziare, si reclama la normalità anche quando non c’è, gettando le basi per maggiori danni. E allora una misura per salvaguardare la salute diventa una privazione della libertà, con adulti che sbattono i piedi per terra come infanti. Un virus letale diventa una simil influenza, perché così si torna più presto al lavoro. Il vero danno diventa quello psichico, anche se poi ci sono già più morti in Lombardia che dopo l’ultima guerra. Siccome le disgrazie non possono succedere si pensa che il virus sia stato fabbricato da qualcuno. Si pensa di poter riaprire tutto e tenere l’epidemia sotto controllo con decine di migliaia di casi ancora attivi e le aziende che non hanno mai chiuso. Le scuole e le università devono riaprire, perché i ragazzi ne risentono (in realtà perché i genitori devono sistemare i figli per andare al lavoro); non importa che in tali posti non siano possibili misure di sicurezza, apriamo e poi si vede, come dice un sindaco da qualche parte. Una app che forse potrebbe aiutare diventa un attentato alla tua privacy anche se di te, in verità, a nessuno importa e hai già regalato i tuoi dati a tanti altri. Persino i vaccini non devono essere resi obbligatori. infine si regredisce al nazismo: si possono sacrificare i vecchi, si possono fare certi trade-off, anche se non si conosce ancora il virus e quello che può fare.
Cosa accadeva durante le ultime guerre? Accadeva, per esempio, che i ragazzi perdevano un anno, che subivano privazioni e traumi (autentici). Non mangiavano, perdevano famigliari. Era brutto? Sì. Si poteva evitare? No.
Cosa accadde dopo l’ultima grande pandemia? Tutto cambiò? I rapporti sociali non furono più come prima? Manco per sogno. Seguirono anzi i ruggenti anni 20.
In tutti i casi l’importante si è rivelato sopravvivere. Anche oggi, la prima cosa è sopravvivere, non tornare a fare da subito i consumisti, e fare per esempio in modo che non ci siano troppi orfani tra i bambini, invalidi tra i sopravvissuti. e non è vero che nulla sarà come prima. Come è sempre successo, le pandemia arrivano, portano un po’ di morte e distruzione e se ne vanno. Dopo si ricomincia, tale e quale a prima. Purtroppo.

“Riflessioni fastidiose di inizio giornata di un Prof. di Matematica” dal web…

Covid-19 ci ha insegnato che esistono eventi che possono cambiarci la vita in poco tempo e che possono accadere in qualsiasi momento e ci ha ricordato che nella vita non esiste la certezza, ma solo la probabilità che un evento accada o non accada.

Se solo amassimo un po’ di più la matematica, materia che spesso abbiamo detestato assai sui banchi di scuola, oggi ci sarebbe più facile comprendere che tutto ciò che ci accade è regolato dalla probabilità che ha ogni evento di accadere.

La probabilità di vivere, ma anche quella di morire; la probabilità di essere sani, ma anche quella di ammalarci; la probabilità di arrivare a destinazione sani e salvi, ma anche quella di essere vittime di un incidente stradale, magari grave; la probabilità che casa nostra prenda fuoco o crolli a causa di un terremoto.

Statisticamente un determinato evento accade a X persone su 100 e noi potremmo essere una di quelle X, ma anche una di quelle 100-X. Impossibile sapere a quale gruppo apparteniamo con certezza, prima che quel determinato evento, di cui vogliamo conoscere la probabilità, sia accaduto o non accaduto in un determinato momento. Se un determinato evento ci accadrà o non ci accadrà, in un determinato momento della nostra vita o lungo tutta la sua durata, lo sapremo solo dopo, quando quel momento sarà passato. Prima sappiamo solo che X% è la probabilità che un evento accada accada proprio a noi.

Il fatto che la probabilità di accadere di un evento particolarmente drammatico sia molto bassa, ci porta ad illuderci che nulla di brutto possa accaderci e la società in cui viviamo, con le sue pubblicità patinate e la sua comunicazione eccessiva, ci porta a considerare ogni evento negativo come qualcosa di assolutamente eccezionale e, pertanto, come qualcosa che non faccia naturalmente parte della vita, la nostra vita.

Tutto questo per ricordarci che, anche se a noi non piace, gli eventi drammatici accadono ogni giorno. Ogni giorno ci sono persone che si ammalano, che muoiono, che si fanno male. Ogni tanto ci sono case e ponti che crollano, strade che franano, fiumi che straripano e inondano centri abitati e distruggono raccolti. Ogni giorno, in Italia, si verificano terremoti e ogni tanto sono abbastanza forti da distruggere case e causare morti. Ogni tanto nelle aziende e nelle case si sviluppano incendi. Ogni tanto accade qualcosa che ci costringe ad interrompere la nostra attività.

L’altra cosa per cui qualche nozione matematica in più oggi ci sarebbe utile è che, con il nostro comportamento, possiamo riuscire ad abbassare quell’X% di probabilità, anche se non potremo mai azzerarla.

Per capire che non potremo mai azzerare la probabilità che un evento accada basta ricordarci che siamo mortali e che un giorno, nonostante tutto quello che avremo fatto per conservare la nostra salute il più a lungo possibile, accadrà comunque qualcosa che metterà fine alla nostra vita.

Oltre a questo, dobbiamo ricordarci anche che non tutto ciò che ci accade dipende da noi. Ad esempio, nonostante la nostra prudenza, possiamo comunque rimanere vittime di un incidente stradale, se qualcun altro, che non è altrettanto prudente, ci viene addosso. O se un COVID19 qualunque decide di entrare nelle nostre vite e di stravolgerle.

La probabilità che un determinato evento accada è ciò su cui gli attuari delle compagnie si basano per calcolare il rischio di fallimento a cui si espone la compagnia se si assume un determinato rischio e definire, in conseguenza di ciò, esclusioni, franchigie e costo delle singole garanzie di una determinata polizza.

Ed è sempre sulla probabilità che un determinato evento accada che noi ci basiamo quando decidiamo di assicurarci e scegliamo le garanzie da inserire in polizza (o in quel caso a guidarci è il pensiero di quanti soldi potremmo recuperare se un determinato evento accadesse?).

Quello su cui non siamo soliti riflettere è che, se la probabilità di accadimento di un determinato evento è piuttosto alta, assicurativamente parlando, possono accadere 2 cose: quell’evento è escluso dalla polizza; assicurare quell’evento diventa costoso. Il motivo è piuttosto semplice: la compagnia tutela se stessa dal rischio di dover risarcire somme più elevate dei premi incassati con tutte le polizze vendute per assicurare quel determinato rischio.

Tutte queste considerazoni dovrebbero portarci a farci le seguenti domande:

  • a quali rischi siamo maggiormente esposti;
  • cosa significherebbe per noi ognuno di questi rischi, se dovesse accadere;
  • quali sono gli eventi che ci metterebbero maggiormente in difficoltà;
  • quanto siamo disposti ad investire in prevenzione, per ridurre la probabilità che un determinato evento accada;
  • quanto siamo disposti ad investire in assicurazioni, per limitare il danno economico che potremmo subire, se quel determinato evento accadesse.


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Informazioni su Luisa Rosini

Mi occupo di web marketing per assicuratori e di progettazione di percorsi formativi finalizzati a migliorare l'efficacia della comunicazione con il cliente nella fase di analisi dei rischi e predisposizione del conseguente piano assicurativo, grazie anche alle tecniche di counseling applicate alla consulenza assicurativa. Fermamente convinta che gli assicuratori debbano riappropriarsi del loro ruolo sociale partendo dal creare cultura assicurativa, ho ideato il blog Parliamo di Assicurazioni (www.parliamodiassicurazioni.it) e ne definisco la linea editoriale e le strategie di marketing. Coordino anche i progetti di formazione e i gruppi di lavoro a cui il blog ha dato origine.
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2 commenti

  1. Luciano Ruggeri

    Complimenti, ho apprezzato molto quanti ha scritto..
    Mi occupo di formazione per diverse Compagnie Assicurative e da sempre stimolo chi lavora in questo settore con le motivazioni che ha descritto.
    Felice di essere in due a pensarla così .

    • Grazie Luciano,
      ritengo che la strada più efficace per portare le persone a sentire il bisogno di assicurarsi sia partire dalla loro percezione del rischio e dal valore che attribuiscono ad una polizza. Da lì comincia un percorso, di consapevolezza da un lato e di valorizzazione dall’altro, che può portare più facilmente all’incontro tra problema e soluzione.

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